S.PAOLO DELLA CROCE
TI DICE

 

 

 

il santuario

ORIGINE E PRIMO PERIODO DI SANTA MARIA DI PUGLIANO

Castello di Pugliano

Come accennato parlando dell'origine di Paliano nella sezione "dove siamo" del nostro sito, qualcuno ne fa derivare il nome da Pullianum, volgarizzato poi in Pugliano. Ma non sembra verosimile. Infatti Pullianum sta a indicare un centro abitato della giurisdizione vescovile di Anagni, mentre Pallianum risulta situato nella giurisdizione delle diocesi prenestina.

La menzione di Pullianum ricorre in quattro documenti.

La prima menzione ricorre nella folla di Papa Urbano II, diretta a San Pietro, vescovo di Anagni dal 1062 al 1105. L'ampolla è in data 20 agosto 1088, primo anno del pontificato di Urbano II, e conferma al vescovo anagnino il possesso dei paesi di sua giurisdizione, che il Papa prende sotto la sua protezione. Tra essi ricorre il nome di Pullianum come oppidum. da questa burla non si potrebbe ricavare la distinzione di questo Pullianum in diocesi di Anagni da Pallianum, che pure è detto "territorio anagnino" nel documento 183 del Regesto Sublacense.

L'altare maggiore e il trono, tutto in marmi policromi, su cui sorride la "Puglianella". Un'antica tradizione vorrebbe questa immagine, prodigiosamente perfetta, venuta sulle ali degli Angeli dalle Puglie, donde il titolo di "Puglianella".

L'abside, come il resto della Chiesa, è tutta artisticamente affrescata e decorata per il pennello del Prof. Mauti di Veroli.

Le due nuove cappelle dedicate al Crocifisso e a San Paolo della Croce, verso il quale è stata sempre particolare la devozione dei Santamariani. S. Paolo fu a S. Maria la prima volta nel 1750 e la seconda, accolto a S. maria da manifestazioni d'entusiasmo e di delirio incontenibile, nel 1767.

Ma la distinzione risulta evidente nel secolo XIII, nei documenti di Gregorio IX, di patria anagnino e quindi buon conoscitore dei luoghi. nella bolla di Gregorio IX ad Alberto vescovo di Anagni, in data Anagni 13 settembre 1227, Pullianum è nominato con la qualifica di castello nell'elenco di paesi chiese della giurisdizione anagnina. Invece Pallianum, nello stesso periodo, risulta conquistato e comparato da privati ad opera dello stesso Pontefice per la Santa Sede e soggetto alla giurisdizione vescovile di Palestrina. E quando, nella bolla del 6 gennaio 1234, lo stesso Papa che dava la vendita dei beni della Chiesa, tra cui Paliano, nomina quest'ultima con l'abbreviazione Palian, non Pulian.

Altra bolla con la menzione di Pulianum è quella "Inter universas", vi era stato quarto al cardinale Rainaldo, abate di Montecassino, in data a Roma, 30 ottobre 1154: in essa il Papa conferma al monastero cassinese il possesso della Chiesa di San Cesareo, sita nel suburbio di Anagni, sul lago Clarano. a tale Chiesa concede, in territorio di Pugliano, tanto terreno quanto possono ararne annualmente due paia di buoni.

Un quarto documento con la missione di Pugliano, scritto Pullanum, è riferito dal Baroni o, sotto il pontificato di Pasquale II, nell'anno 1117. Dice che questo Papa, dopo aver celebrato un concilio nelle Puglie, ritornando con un esercito di Normanni nella campagna (di Roma), ridusse in suo potere Piglio e Puglino. E' la stessa impresa che il Tucci-Savo pone circa l'anno 1115, implicandovi anche Paliano.

Il fatto che il santuario abbia mantenuto il nome di Pugliano (Pulianum) indica che la chiesa era anticamente compresa nel territorio del castello di Pugliano.

Chiesetta votiva

Quando sorse la chiesa che fu primo nucleo del santuario di Santa Maria di Pugliano?
Un solo spiraglio di luce rischiare il buio della storia su questa domanda: la data incisa nel bronzo d'una campanella appartenuta da sempre a Santa Maria di Pugliano e detta "Campanella della Madonna". l'iscrizione dice "Ave Maria - A.D. MCDLXXXVI".
La campanella è rimasta nel vecchio campanile a ricordare che la prima chiesa esisteva almeno dal 1486: una data che ella fa veramente venerabile anche per antichità.

Nel periodo tra il 1482 e il 1484 la città fu ripetutamente assalita in corso il rischio di essere rasa al suolo, fu forse allora che sorse, come espressione di gratitudine per lo scampato pericolo, una chiesetta alla Vergine, là dove si era combattuto. Oppure, se le chiese esisteva già come cappella rurale dell'antico castello, vi fu posta la campana con la data del 1486. Il fatto che da Paliano Fil Pellegrino alla Chiesa coniando nella festa dell'Annunziata, potrebbe essere indizio di quest'origine votiva per grazia ricevuta. Comunque, bisogna dire che mancano finora elementi per risalire indietro nella storia.
la chiesetta era lontana dall'abitato e sperduta tra boschi. Perché non deperisse, vi era stata creata fianco un'abitazione per eremiti, che ne curassero la manutenzione. Così nel Libro dei Consegli del comune di Paliano resta memoria della concessione di essa ad alcuni eremiti, in un convocato del 28 novembre 1546. Esso dice:

"Congregati personalmente nell'aula comunale di capi popolo ed ufficiali della terra di Paliano, insieme alla maggioranza dei consiglieri, chiamati tutti, come asserisce, dal mandatario Giovanni, hanno decretato..... che ha gli eremiti dimoranti nella Chiesa di Santa Maria di cui hanno si conceda con scrittura a sigillo della comunità la facoltà di rimanere in detta chiesa".

I capipopolotra di quell'anno erano Prospero De Mattaeis e Domenico cotesta. I nomi degli altri ufficiali e consiglieri si possono vedere nell'elenco che ne dà il Tucci-Savo a pagine 183-184 del libro su Paliano.

P. Sante da Piglio

ORARI DEL SANTUARIO
Visite guidate dalle 10:00 alle 12:00
Contattare preventivamente il convento
ORARI DELLE SANTE MESSE
ORARIO INVERNALE

Giorni feriali

7:15

 

 

 

Giorni festivi

8:00

11:00

17:00

 

ORARIO ESTIVO

Giorni feriali

7:15

 

 

 

Giorni festivi

8:00

11:00

18:00

 

ORARI DELLE CONFESSIONI
Suonare il campanello vicino al confessionale

Oltre questi eremiti, Santa Maria di Pugliano aveva un sacerdote-rettore che funzionava con ufficiatura e messa nei giorni festivi. Ma gli eventi bellici sotto Paolo IV (1566-57) l'avevano ridotta allo squallore. Con la pace di Cave la sorte di Paliano era rimasta in sospeso; ma già prima della restituzione definitiva del feudo ai Colonna, la comunità di Paliano si era preoccupata del restauro, affidandone l'incarico al P. Sante da Piglio, Minore Conventuale. il deliberato consiliare relativo, in data 17 dicembre 1559, dice infatti così:

"Possedendo l'ordine dei conventuali di San Francesco, per diritto elettivo, una certa Chiesa detta Santa Maria di Pugliano, ed essendo stata detta Chiesa priva di rettore per vari anni a motivo della guerra e quasi annientata dai soldati; siccome ora la magnifica Comunità della terra Paliano, nel cui territorio e dominio la stessa chiesa rimane, desidera che detta chiesa ritorni e vi si celebrino le debite officiature e messe, come conviene al bene cristiano, e similmente sia restaurata e riportata allo stato di prima ed anche meglio come si potrà, confidando assai nella probità e serietà del P. Sante da Piglio, del predetto ordine di San Francesco, il quale avendone preso cura con tutte le forze si impegna al restauro, come ha cominciato ed ora molto più farà [...]"

Il documento si chiude con le firme dell'Uditore Cesare Marescalchi e del cancelliere Antonio, dal cognome indecifrabile, notaio ed attuario con mandato.

L'intento del P.Sante era di far della Chiesa e romitorio un conventino del suo ordine. Gli riuscì; e in data 31 luglio 1575 i capipopolo e Camerlengo della città, cedevano chiesa, conventino in fondo annesso all'ordine dei conventuali, e per esso al P.Giovanni Santucci da Alatri, Ministro provinciale della provincia minoritica romana. Era allora signore di Paliano Marcantonio Colonna, l'eroe di Lepanto, cui va anche questo merito per Santa Maria di Pugliano. Per lui firmò l'atto di cessione - rogato dal notaio Giandomenico Collino - il luogotenente Marcantonio d'Azzia, essendo Sommo Pontefice Gregorio XII.

Dieci anni dopo - nel 1584 - a poca distanza da Paliano ma nel versante opposto a quello di Pugliano, sorgeva un convento di Cappuccini, ai quali i Conventuali fecero volentieri posto, senza porre, come avrebbero potuto fare, la esclusiva dell'ambito delle quattro miglia, prevista dalla legislazione ecclesiastica del tempo. La Provvidenza non bene loro meno, e solo raramente nei consigli della città appaiono delibere di piccoli sussidi a Santa Maria di Pugliano. Così nel 1585 fu deliberata la spesa di quattro scudi, "per servitio della chiesa de S.ta Maria de Pugliano". Così nel 1639 risulta concessa a viva voce la carità d'una soma di grano per le opere impiegate "in fabricare al detto convento". Così nel 1641 quando fu risoluto, su richiesta del P. Guardiano, che la comunità "concorresse a dare un migliaro di canali, o pure quattro scudi".Ancora una delibera di 500 canali, su richiesta del P. Guardiano, il 5 agosto 1646. Concessioni rare,come si vede, e non senza vigilanza sul come i frati impiegavano i loro prodotti. Infatti nel 1651 si incontra questa nota:

"A di 11 settembre 1651: Devono sapere le Sig.rie loro com il guardiano di S. Maria di Pugliano hoggi vendemmia la vigna et il mosto l'ha venduto all'hoste del Castellaccio, però risolvino quello si deve fare. Risposero: ci rimettiamo alla diligenza delli signori Ufficiali, che ricorrino alli Superiori".

 

Maria SS. di Pugliano

Interno (veduta centrale)

L'altare di San Paolo della Croce

Soffitto - tema centrale

L'affresco sopra l'altare

Bassorilievo - ultima cena

Santa Maria Goretti

Il crocifisso

L'organo

 

La Puglianella

La sacra effigie venerata nella Chiesa era detta Santa Maria di Pugliano, e con vezzeggiativo popolare "La Puglianella". Un'antica Tradizione la faceva provenire dalle Puglie; cosa non proprio inverosimile diffidenza che nella seconda metà del secolo XV questa regione era minacciata dalle orde musulmane, padrone delle rive albanesi dopo la morte dell'eroico Giorgio Castriota Scandeberg. Anche "speciosa immagine del Buon Consiglio" di Gennazzano, la tradizione già fatto venire da Scutari, nel 1467, appena 19 anni prima della data segnata sulla campana di Santa Maria di Pugliano. Del resto, i due fratelli, cui la tradizione ne attribuisce l'originaria appartenenza, potrebbero essere stati due soldati pugliesi delle truppe del duca di Calabria, nella guerra che investì la zona nel 1482.
la prima testimonianza di questa tradizione è data da Carlo Bartolomeo Piazza, che nel 1700 scriveva della chiesa di Santa Maria di Pugliano:

"Fu di un'antichissima devozione per una immagine miracolosa della Beata Maria Vergine dipinta, e credesi venuta dalla Puglia, tolta a due fratelli che contendevano tra di se per haverla nella loro possessione; ed hora quivi venerata con molta devozione"

Notevole il fatto che il Piazza dica dipinta la sacra effigie. Si tratta d'una svista, o fu veramente così nei primi tempi? quello che risulta è che nella relazione d'una visita apostolica fattavi il 24 gennaio 1937, descrivendosi l'altare maggiore, è detto che esso ha un simulacro ligneo della miracolosa e antica immagine della Beata Vergine Maria.

La seconda testimonianza è del P. Bonaventura Teuli, storico della provincia minoritica convenutale romana. La sua opera e del 1946, e a sua volta parla di statua della Vergine in pietra. Ecco le sue parole:

"Il commento di italiano e sotto il titolo di Santa Maria di Pugliano, distante dalla terra due miglia in circa..... La Chiesa è piccola, ma di devozione per un'immagine di nostra Signora in pietra, che per comune ed antica tradizione si ritiene sia venuta dalla Puglia, essendo ivi pretesa e contrstata tra due fratelli, i quli, non so se per devozione o per altro umano rispetto, la rubavano l'un l'altro e la mettevano nella propria possessione. Vi si celebra la festa con molta solennità il 25 marzo, giorno dell'annunciazione della Madonna, vi si predica dal predicatore della terra e tutte le confraternita di vanno processionalmente. Ed in caso che non si potesse, per qualche vento, in quel giorno celebrare la sua festa, si trasferisce con la stessa solennità al secondo giorno dopo Pasqua".

La terza testimonianza è un piccolo foglio manoscritto di antica mano, inserito nella "Platea", o cronaca della comunità Passionista di Pugliano in prima pagina. Esso dice:

"Nella chiesa di Santa Maria a Pugliano si venera la statua della Santissima Vergine molto divota, che per antica tradizione si ritiene sia venuta da sè dalla Puglia, essendosi colà pretesa, e contrastata da due fratelli, quali per divozione, o per rispetti umani, che fosse, la rubbavvano l'uno l'altro, e la mettevano alla loro possessione. Festa solenne anticamente li 25 marzo, et indulgenza come in S. Maria Loretana, cioè alla S.Casa".

Il fatto che il P. Teuli parli di statua in pietra ha una spiegazione semplice. L'antico simulacro in legno - che la relazione di visita pastorale del 1754 dice "modesta opera d'ignota mano" - doveva essere già minata dai tarli, che poi resero inservibile. Invece di mettervi le mani, i Conventuali preferirono sostituirla con altra in pietra, che poi si portarono via nel lasciare il conventino. Dice infatti una memoria manoscritta antica conservata nell'archivio Passionista di Pugliano: "Si dice che i Minori Convenutali nostri predecessori, portassero via la statua di marmo di Santa Maria di Pugliano e che ora si crede esistere in Albano nella loro Chiesa".

Il simulacro di legno di compare nella relazione della visita pastorale che fu fatta a Santa Maria di Pugliano nel 1658, al tempo del cardinale Bernardino Spada.

Le decorazioni della chiesa

Realizzate dall'esimio pittore Rodolfo Mauti intorno al 1952, la decorazione si estende a tutte le pareti interne della chiesa, compresa la volta, al centro della quale, in progressione dall'abside, si susseguono l'anagramma del nome di Maria, lo stemma dei Passionisti, quindi in più ampio riquadro a madonna coronata di stelle con due angeli che spargono rose sulla terra, poi i simboli di Passione in una corona di palme. Sul cornicione in alto, a sinistra di chi entra, corre l'iscrizione "AVE MARIA GRATIA PLENA DOMINUS TECUM BENEDICTA TU IN MULIERIBUS" e a destra "BEATA MATER ET INTACTA VIRGO GLORIOSA REGINA MUNDI INTERCEDE NOBIS", che sono le prime parole dell'Ave Maria ce l'invocazione: " Beata Madre e intatta Vergine, gloriosa Regina del mondo, intercedi per noi". Sul cornicione dell'abside corre la scritta: "PERGE MARIA, SUME CONSERTUM DIADEMA STELLARUM" e cioè: "Sorgi, Maria, e ricevi un diadema intrecciato di stelle". La scritta corrisponde alla decorazione dell'abside, che nella lunetta centrale rappresenta la Madonna in atto d'essere incoronata, e nelle due lunette laterali angeli osannanti con trombe ed arpe. Sulla mostrina dell'organo ancora un'iscrizione: "LAUDATE DOMINUM IN CHORDIS ET ORGANO" e cioè: "Lodate il Signore con strumenti a corda ed organo", espressione tratta dal Salmo 150, v. 4.

Quattro di fiori d'angeli a gli angoli discendenti della volta e due riquadri sopra i confessionali, con Santa Gemma Galganii e Santa Maria Goretti, completano la decorazione, che in verità è un vero gioiello d'arte e spira decoro e devozione.

Campanile e Campane

Il 22 ottobre nel 1967 tre nuove campane, al posto delle vecchie, venivano consacrate da Mons. Severi.

La prima che ha il suono del fa naturale, pesa kg 507 che si chiama "Campana delle Anime Sante". Ricorderà ogni giorno, suonando a un'ora di notte, il dovere del suffragio cristiano. Reca scolpito, in bassorilievo, il purgatorio, con l'epigrafe: "Requiem aeternam dona eis, Domine" e inoltre l'immagine di San Paolo della croce, con l'epigrafe: "salve, o padre santo, donaci il tuo spirito",di San Michele con l'iscrizione: "difendici nella lotta, chiamaci alla patria del cielo" e di San Giuseppe con l'invito: "andate a Giuseppe ed egli vi ascolterà".

La seconda, col suono di la naturale, pesa kg 252, che si chiama "Campana della Madonna, Madre della Chiesa". Reca l'invocazione: "Ave Maria, madre di S. Chiesa" che le indagini dei santi Gabriele dell'Addolorata, Gemma Galgani e Maria Goretti, con le rispettive epigrafi: "S. Gabriele prega per noi", "Vieni, o sposa di Cristo, e ricevi la corona" e "Salve o vergine e martire di G.C.".

La terza campana, dal suono di do naturale, pesa kg 148. E' dedicata al Sacro Cuore di Gesù con l'epigrafe: "Cuore di Gesù, speranza di quelli che muoiono confidando in te". Reca scolpite le immagini di San Vincenzo Strambi, passionista, di San Vito martire e del B. Domenico della Madre di Dio, che qui fu novizio e provinciale. Le rispettive epigrafi dicono: "Invitto assertore della fede, prega per noi", "Inclito martire di G.C. proteggici", "Apostolo dell'Inghilterra e dell'unità della Chiesa, prega per noi".

Le nuove campane venivano piazzate sul campanile il 29 gennaio 1968, e il 2 febbraio successivo cominciavano a suonare, azionate a propulsione elettrica.

 

 

 

il convento

Cenobio conventuale

Il P. Teuli, scrisse:

"In questa Chiesa non vi sono cose di considerazione, le memorie da registrare. Il convento è piccolo, povero, senza inchiostro, non ha avuto Padri graduati. Mi è stato solamente il Beato Marc Antonio Bucci, ed ora vi sono alcuni giovani studenti, che con l'aiuto divino potranno avanzarsi nelle virtù e nei gradi".

Dalle relazioni delle visite pastorali risulta qualche cosa di più. Così da quella del 1637 risulta che l'altare della madonna di Pugliano è decorato con varie pitture; che oltre altare maggiore vera cappelletta (sacellum) dedicata all'Immacolata, dal lato del Vangelo,e un'altare a San Francesco dal lato dell'epistola; che la Chiesa era piccola e a diretta copertura sottotetto con le pareti imbiancate; e che il conventino aveva otto celle, 4 a pianterreno di altrettante del piano superiore, ricevendovi attualmente tre soli religiosi.

Nella relazione della visita del 1658, sei anni dopo la partenza dei Conventuali, si parla di una seconda campana (campana maior), che però non è in sito per l'uso, ma è conservata in una stanza del conventino abbandonato. Si direbbe che l'avessero procurata i Convenutali, che poi avrebbero voluto portarsela nel partire e per qualche motivo non potevano farlo. la ristrettezza del contentino non mi consentiva la dimora d'una comunità numerosa; e questa fu la causa della sua fine nel 1652, quando il Papa Innocenzo X, con la bolla " Instaurandae regularis disciplinae" del 18 ottobre, sopprimeva in Italia ed isole adiacenti tutti i conventi che non avessero almeno sei religiosi di famiglia. La bolla tendeva ad eliminare gli inconvenienti delle innumerevoli mini-comunità, in cui l'osservanza regolare, per il piccolo numero dei componenti, restava un pio desiderio. La soppressione lasciava una via di scampo in una particolare esenzione dalla legge, da concedersi caso per caso dalla santa Congregazione dei Vescovi e Regolari. Ma a Paliano esisteva, ormai, il convento dei padri Cappuccini, più vicino alla città e di più comodo accesso. Questo fu risparmiato dalla soppressione, mentre la comunità di conventuale di Santa Maria di Pugliano dove rassegnarsi ad abbandonare il conventino, i cui beni e relativi oneri di culto passarono al seminario di Palestina.

Testimonianze di culto

Una nota costante dei documenti antichi creativi alla chiesa di Santa Maria di Pugliano è una grande devozione all'effigie della Madonna ivi venerata. "Chiesa di antichissima devozione" - scrive il Piazza - "Chiesa piccola, ma di devozione" - conferma il Teuli. E tutti i due deriva non tale devozione dall'antica effigie della Madonna ivi venerata; o - come dice la relazione della visita pastorale del 1637: "il simulacro ligneo della miracolosa e antica immagine della Madonna". Di questa devozione restano altre memorie, che vanno ricordate.

E anzitutto la concessione delle indulgenze come alla Santa Casa di Loreto, che era un richiamo efficace per i pellegrini che non potevano affrontare il viaggio fino a Loreto di questa concessione resta un'antica nota manoscritto, allegata in prima pagina al libro della cronaca Passionista di Pugliano, evidentemente come norma per la comunità addetta al santuario. Considerate le religiose leggi canoniche.
Le falsificazioni delle indulgenze è difficile considerare priva di fondamento questa notazione. Verrebbe da pensare che ne avessero procurata la concessione i solerti Padri Conventuali. ma potrebbe risalire anche più su, all'epoca che a Santa Maria di Pugliano esisteva un'apposita confraternita addetta al culto del santuario.

L'esistenza di questa confraternita risulta incidentalmente in una dichiarazione di debito fatta per mano di notaio dai capipopolo di Paliano a dì 10 gennaio 1559, otto mesi prima della concessione della Chiesa e romitorio al P. Sante da Piglio. La dichiarazione è riportata nel Libro dei Consegli, e di vista i capipopolo si dichiararono debitori della Confraternita di Santa Maria di Pugliano di scudi 25, come residuo di una somma maggiore di scudi 45 che la comunità di Paliano aveva ricevuti in mutuo gli anni passati, in una quantità di grano corrispondente al valore di 45 scudi, dei quali gli anni passati ne avevano restituiti venti diversi tempi. L'esistenza di questa confraternita spiega anche gli accenni ricorrenti nella cessione del santuario al P. Sante: cioè il ripristino dell'ufficiatura e nelle messe che vi si celebravano prima della guerra. Evidentemente l'ufficiatura mi era impegnata dai fratelli di questa confraternita, e la messa presumibilmente dal loro cappellano, col titolo di Rettore della Chiesa, di cui si parla nello stesso documento.

Fatiscenza progressiva

Il seminario di Palestrina, subentrato ai Conventuali nella proprietà di Santa Maria di Pugliano, era troppo lontano per curarne effettivamente culto e manutenzione. Si all'espediente di tenervi un eremita, che nel 1660 risulta essere un certo fra Pietro, in veste talare all'uso degli eremiti. Egli vivacchiava questuando nei dintorni e custodiva alla meno peggio i locali, ma non è in grado d'accudire ad una seria manutenzione. Così tutto cominciò ad impedire. I latifondisti vicini aderivano stessi locali superiori al deposito di granaglie e gl'inferiori a ricovero di bestiame. I fondi annessi rimasero a discrezione di chi volle manometterli. Ne furono usurpati, infatti, dieci rubbia delle quindici che erano (30 ettari), e per rivendicarle al seminario fu più quello che si spese che l'utile ricavatone. Lo stesso fra Pietro - o forse per connivenza, o per timore di linimicarsi gente capace di tutto - non disdegnava d'ospitare persone poco raccomandabili. Risulta, infatti, che il Visitatore dovette proibirgli sotto pena di due mesi di carcere, di privazione del romitaggio e di altro ad arbitrio del Vicario, di dar ricetto a vagabondi con malviventi, di far rimettere vesti di qualunque specie e bacche di chiunque, come pure di tenervi deposito d'armi, di frumento, ed altri cereali o frutti.

La relazione della visita del 1658 dà particolari preziosi, non senza tracce dell'iniziale fatiscente. All'altare della Madonna ci son due candelieri di legno dorato e 4 di legno semplice, ma la lampada votiva vi si accende solo nel tempo delle funzioni. I due altari laterali in legno hanno le pietre sacre smosse e sono inservibili. Il confessionale al lato dell'altare maggiore non ha neppure l'immagine del crocifisso. Un pulpito a sinistra di chi entra, un cancello all'altare maggiore, e qualche sedile di legno attorno alle pareti son tutto il mobilio della chiesa. Un pò più dotata la sacrestia, con armadio indegno con predella che gli arredi sacri, il suo armadio, dipinta sul muro, la Madonna con bambino dormiente in grembo e la scritta: "Ego dormio et cor meum vigilat - Dormo, ma il mio cuore veglia".

Nei medi della Chiesa, cui viene messo l'obbligo di tre messe mensili,si sono succeduti quattro amministratori in sei anni. Il Visitatore ne ordina preciso inventario. Passando dalla sacrestia al refettorio, mi trovò una tavola di luce con sedili di legno. In fondo al refettorio, una cantina con quattro botti senza fondo in un chino. Siccome che derivano, mi ordinò la vendita. Salito al piano superiore per una scaletta in pietra, trovò una camera grande con cella attigua oblunga, rispondente al refettorio, poi una camera da letto e i luoghi. Accanto alla scala altre due stanze, con quantità di grano depositatovi da tal Giovanni Bragaloni. Ordinò di prelevarne un rubbio come paga dell'uso indebito del locale. Fuori del refettorio, presso la chiesa, un cortile recinto, con una stalla a destra e a sinistra una stanza ma scoperta. Avanti la porta del cortile, un vestibolo ad arco coperto con cisterna, e, presso una via pubblica per Anagni, due olmi. E questo era tutto. Negli anni seguenti lo stato delle cose peggiorò progressivamente, fino allo squallore dell'edificio e all'affievolimento del culto. Così il visitatore del 1754 dirà che nella chiesa è rimasto un solo altare, col simulacro ligneo della Vergine, aggiungendo con tristezza che esso era altra volta più celebre nella devozione popolare: "olim incolarum devotione celebrior". Del presso lo stato del santuario è così descritto il seguito della testata fatto dai responsabili del comune nel 1748:

"Quanto però è grande ed ammirabile alla divozione del popolo, altri tanto è lagrimevole il vedere quella santissima immagine della Gran Madre di Gesù Cristo, in una chiesa consegnata alla cura di due soli eremiti, che ora vi stanno ed ora no, talmente ridotta in mal essere,che quasi sta per capire, della Chiesa e l'abitazione adiacente, tanto che si sta in estrema necessità di provvedere una tal venerata chiesa d'una più zelante più devota custodia, si perché ivi resti della grande madre di Dio onorata colla più propria possibil maniera, come ancora per evitare l'imminente rovina di sì degno Santuario".

Così, quando il 5 maggio 1750 il seminario di Palestrina lo cede per metterlo a disposizione dei Passionisti, non fu una perdita, ma uno sgravio di responsabilità. "Con simile concessione - è detto nell'apposita relazione in tale data - il seminario viene a riportarne dell'utile evidente, liberandosi dal peso di risarcire la suddetta Chiesa e convento, che minacciano l'imminente rovina, richiudendosi per il riattamento l'asprezza di più centinara di scudi, e per liberarsi dal peso del mantenimento in avvenire".

E con queste relazioni siamo alla vigilia della seconda primavera di Santa Maria di Pugliano, sbocciata con la venuta dei Passionisti.

Restauri approssimativi

Il 12 agosto da sacra Congregazione convalidava gli atti, il 22 agosto il cardinal Gentili incaricava l'abate Prosperi, suo vicario generale, dell'esecuzione del rescritto, che avvenne in data 30 gennaio 1751. Così era data via libera alla fondazione, avendo già dato il suo consenso anche il gran Contestabile Fabrizio Colonna, signore di Paliano.

Ma Santa Maria di Pugliano versava ancora nello squallore. All'ingente spesa di restauro ed ampliamento per collocarvi una comunità di almeno dodici religiosi - come richiedevano le leggi canoniche - si sobbarcò l'infaticabile don Isidoro Calzelli, con zelo pari agli immensi sacrifici che vi incontrò e che egli racconta con ingenua semplicità nella sua relazione.

"Vinta la causa per grazia del Signore - egli scrive - bisognò pensare per la fabbrica. Denaro non ce n'era, ne avevo benefattori particolari che potessero soccorrere, onde mi convenne far coraggio e buttarmi a questuare per le campagne in tempo di raccolte".

Cinque anni stento così, alternando le questue alla resistenza dei lavori molte volte rischia la vita, salvandosi per grazia della Madonna unico aiuto, per due settimane, il concittadino don Pio Cenciarelli. Poi questi progressi per badare ai suoi, ed egli restò solo, con una cavallina comprata a credito per quindici scudi. Con le questue raccolse generi per circa 300 scudi. Buoni sussidi che ebbe dall'anagnino Francesco Colacicchi per grazia ricevuta dalla Puglianella; altri da don Stanislao Narducci, da due monasteri anagnini e dall'avvocato Petrarca, gen

eroso di nome di fatto. Nell'antico conventino poco si poté salvare della nuova fabbrica fu fatta alla meglio, sotto la guida di Don Isidoro, che dell'arte muraria sapeva poco più che il nome. "Così - egli scrisse - preparai ai poveri rettori pro tempore una gran croce nel dovere ridurre ( i lavori) a forma propria, mentre il tutto fu fatto senza architettura e come mi veniva in capo l'idea, pensando alla bell'e meglio che potevo". Perciò invano si cercherebbe ora l'antica struttura del conventino fatta da don Isidoro. Comunque il suo restauro fu passo sufficiente all'impianto della comunità Passionista, prodigatesi poi continuamente ad ampliarlo ad abbellirlo fino all'imponente forma attuale.

 

 

Vigneto

Veduta esterna

Corridoio interno

Cappella (piano terra)



Pozzo chiostro interno

Refettorio piccolo

Antico dipinto della Madonna col bambin Gesù posto nel coro

Cappella (piano superiore)


Biblioteca (Fondo antico)


Immagine di san Paolo della Croce universalmente più somigliante al Santo

 

Crocifisso ligneo tradizionalmente attribuito a San Paolo della Croce

 

Miracolosa immagine di Maria che lacrimò tra le mani della Serva di Dio Leonilde Rossi

 

 

La Biblioteca

IL PATRIMONIO LIBRARIO

Il patrimonio librario della biblioteca del Ritiro di S. Maria di Pugliano (Paliano), secondo quanto riportato nel Catalogo delle biblioteche d'Italia, comprende opere sia antiche che moderne e consta di

9.636 volumi ed opuscoli,

33 manoscritti,

9 periodici,

250 incisioni e

1000 fotografie

Il presente inventario contiene l'elenco, redatto secondo criteri che vengono enunciati di seguito, dei volumi ricompresi nel "fondo antico" dove per "fondo antico" è da intendersi "la parte antica del patrimonio librario" posseduto dalla biblioteca e, in particolare, i libri a stampa prodotti manualmente prima dell'introduzione dei procedimenti meccanici.
Senza volersi addentrare nella querelle aperta dalla pubblicazione della prima edizione dell'International Standard Bibliographic Description for Older Monographic Publications (Antiquarium) sulla definizione di "libro antico", si intende precisare in questa sede che sono stati assunti il 1501 ed il 1830 quali estremi cronologici all'interno dei quali racchiudere il complesso dei libri antichi posseduti dalla biblioteca di S. Maria di Pugliano.
Tale scelta trova una sua giustificazione nel fatto che da tempo, per convenzione, si distingue tra incunaboli (libri stampati prima del 1501) e il resto dei libri antichi. Non vengono pertanto ricompresi all'interno di questo inventario i 15 incunaboli, tutti censiti, posseduti dalla biblioteca.
I volumi inventariati sono 2.598, così ripartiti per secoli:

Secolo Numero volumi
XVI 207
XVII 221
XVIII 1.621
XIX 483
Senza data 66
2.598

 


Il patrimonio librario della biblioteca di S. Maria di Pugliano comprende opere sia antiche che moderne e consta di:

-- 9.636 volumi ed opuscoli,
-- 33 manoscritti,
-- 9 periodici,
-- 250 incisioni e
-- 1000 fotografie

2.598 i volumi inventariati:

Secolo       Numero volumi
  XVI                   207
  XVII                  221
  XVIII                1.621
  XIX                   483
Senza data           66

Sono stati anche censiti 15 incunaboli