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cronaca di una fondazione
Gli inizi
Tutto
ha inizio nel 1742 con una missione popolare
a Paliano: i predicatori erano Tommaso Struzzeri,
futuro passionista, e il suo compagno Gaetano
Giannini. I due preti visitano il santuario,
mezzo abbandonato, di S. Maria di Pugliano,
verificandone l'inospitalità per un
eventuale ritorno durante l'estate.
Don
Isidoro Calzelli e P.Tommaso Struzzeri
Passa
qualche anno. Per tradizione la domenica in
Albis si andava in processione da Paliano
a S.Maria c'era pure don isidoro Calzelli
che sarà il protagonista della fondazione.
Durante le funzioni osservando lo stato fatiscente
dei locali don Calzelli pensò di restaurarlo
e farvi venire qualche comunità religiosa.
Si ricordò dell'amico Struzzieri che
nel frattempo aveva conosciuto San Paolo della
Croce ed era entrato in Congregazione. Gli
fece la proposta. P. Tommaso Struzzeri ne
parlò con S.Paolo. Don Calzelli informò
i palianesi e ottenne consenso al suo progetto,
poi stese un memoriale per avere il beneplacito
del papa Benedetto XIV. Don Isidoro, avvertendo
varie difficoltà per tale consenso,
si rivolse a quel grande palianese che era
Generoso Petrarca, avvocato a Roma. Questi
lo incoraggiò e gli promise di aiutarlo
fino in fondo gratuitamente. A Paliano altrettanto
facevano Loreto Petrarca, padre di Generoso,
e il notaio Calzelli, fratello di don Isidoro.
Difficoltà
e perseveranza Seguirono
varie diffide come per le altre fondazioni
passionistiche, ma si procedeva lo stesso.
Il gran Contestabile Fabrizio Colonna, Signore
di Paliano, aveva dato tutto il suo consenso.
La proprietà del Santuario col provvedimento
del 1652 era passata al seminario di Palestrina
che ora volentieri la donava alla nuova fondazione. La
preparazione e l'evento La
settimana santa del 1755 si tenne in Paliano
una missione di preparazione per l'avvento
dei passionisti a S.Maria guidata dal P.Tommaso
Struzzieri. Siamo ai preparativi finali. S.
Paolo della Croce è infermo e giustamente
viene affidata al P. Tommaso la facoltà
di presa di possesso del ritiro di Paliano.
Si giunge alla storica giornata del 23 Novembre
1755. Nella Collegiata di S. Andrea a Paliano
c'è una grande folla, avanti a tutti
c'è il numeroso clero locale e il gruppo
dei dodici religiosi passionisti con P. Struzzieri
e tra essi P. Giacomo d'Ottavi, Passionista
palianese. Era entrato nella Famiglia di San
Paolo della Croce nel 1748 a Ceccano. Passato
a S. Maria di Pugliano, vi rimase per sempre
distinguendosi con una vita religiosa esemplare.
Il
corteo e l'inizio Dopo
il discorso del preposto Dorascenzi il corteo
esce dal portale di S. Andrea e si avvia verso
S. Maria. Arrivati si leggono i documenti
delle rispettive deleghe come degli atti relativi
alla cessione della proprietà. Segue
il rito religioso con la messa del P.Struzzeri
e l'atteso discorso sullo spirito e gli impegni
del nuovo insediamento religioso nella terra
di Paliano.
Tutti erano soddisfatti, ma se c'era uno che
ne aveva otivi particolari e personali era
don Isidoro Calzelli che vedeva giunti a felice
termine tanti sforzi e tanti desideri. Fu
suo fratello il notaio Carlo Calzelli, che
assistè legalmente agli adempimenti
di legge al termine con le firme dei testi
Aurelio Chiatroni, canonico e Loreto Petrarca,
padre dell'avvoacto Generoso.
In seguito P.Tommaso Struzzieri avvertì
il principe Lorenzo Colonna dell'avvenuta
fondazione e questi rispondendo col tradizionale
orgoglio di famiglia "fecero ingresso
nel ritiro della mia terra di Paliano"
augurava cordiale successo alla nuova comunità.
La Chiesa fu consacrata nel 1765, S.Paolo
vittima di tante infermità, la vedrà,
due anni dopo, solo nel 1767.
S.Maria di pugliano oggi
Attualmente
il santuario è affidato alle cure dei
Padri Passionisti della Provincia DOL (Addolorata
/ Basso Lazio - Campania) che risiedono nell'attiguo
convento, oggi casa di formazione degli studenti
passionisti.
chi siamo?
Siamo
uomini che vivono la gioia di essere
consacrati al Signore, cioè di essere
separati per appartenere a colui che tutto
può nella potenza che gli è
conferita dal Padre.
Siamo
persone amate da Dio e scelti per amare attraverso
il dono della fraternità che diviene
luogo di accoglienza e di condivisione.
Siamo
deboli e peccatori con i nostri limiti e difetti
che attraverso la preghiera e la correzione
fraterna cerchiamo di limare e tagliare.
Siamo
uomini appassionati e del Calvario facciamo
la nostra meta in questo terreno pellegrinaggio
per giungere al termine della immolazione
sulla nostra croce alla gloria del Padre.
Siamo
una famiglia che nella diversità dei
carismi e dei talenti posseduti vive la complementarità
dei doni per essere segno di unione nel modo
della divisione e della incomprensione.
Siamo
uomini combattivi ed attenti che non si lasciano
abbindolare dalle ingiustizie e dalle prevaricazioni
che abbattono la spiritualità dell’uomo
ma nell’annuncio della parola della Croce
portiamo la speranza al mondo che soffre e
geme in attesa della redenzione.
Siamo
degli uomini di diverse età convocati
per mezzo dello Spirito Santo a formare comunità
che si sforzano di vivere il vangelo di Cristo
per raggiungere la santità della vita
che è riscoprire la nostra immagine
e somiglianza con Dio. Abbiamo lasciato tutto,
siamo passati oltre le bellezze del che il
mondo offriva a ciascuno per seguire il Maestro
sulla strada dell’amore secondo il carisma
di San Paolo della Croce, attraverso l’ardente
memoria della passione del Cristo, per recuperare
in una nuova dimensione tutte le bellezze
del creato.
Siamo
i Passionisti dell’Addolorata
che volgendo lo sguardo alla Madre affidataci
ai piedi della Croce raccogliamo quel sangue
ed acqua che sgorgano ancora dal costato aperto
del Cristo che cammina sulle strade della
Campania e del Basso Lazio in attesa della
Risurrezione operata dal Padre nella Potenza
dello Spirito Santo.
E' difficile presentare la nostra realtà
di vita, il nostro amore per il Signore, il
nostro impegno quotidiano di fedeltà
al Dio della vita che c’invita a prendere
la nostra croce quotidiana per seguirlo sulla
strada del Calvario, dove c’è sofferenza
e dolore, ma anche gioia per la redenzione
che si compie, perché occorre vivere
ed è solo vivendo che si può
narrare attraverso la propria esperienza l’incontro
con Dio e i fratelli. 
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